Il Coronavirus viaggia nell’aria: l’allarme degli esperti.

Una lettera di 239 scienziati all’Oms mette in guardia sul rischio di trasmissione dell’infezione attraverso i droplet negli ambienti chiusi.

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6 Luglio 2020

Che ci fosse qualcosa che non andava lo si era capito, non solo con la ripresa dei nuovi focolai in Italia ma anche e soprattutto per l’andamento dei contagi negli Stati Uniti e in Sud America, dove l’infezione non risparmia neppure gli Stati marini e più soggetti al caldo. Ma ora gli esperti hanno studiato il fenomeno e molti di loro sono d’accordo su un punto: il Coronavirus viaggia nell’aria. Lo affermano 239 scienziati di 32 Paesi diversi, che hanno lanciato l’allarme in una lettera all’Oms, in cui invitano l’Organizzazione mondiale della sanità a rivedere le linee guida sulla prevenzione.

Da tempo, l’ipotesi secondo cui il Coronavirus potrebbe viaggiare nell’aria si era affacciata in alcuni studi ma oggi è la prima volta che questa tesi raccoglie un consenso così diffuso e ampio nella comunità scientifica internazionale. La nuova lettera all’Oms è anticipata dal quotidiano statunitense New York Times e subito riportata in Italia da La Repubblica.

Dal documento emerge che i ricercatori internazionali si esprimono in termini certi quando dicono di aver constatato «al di là di ogni dubbio che la SARS-CoV-2 può trasmettersi, infettando più persone, sia tramite le goccioline più grosse che vengono ad esempio prodotte quando si starnutisce sia da quelle più piccole e più leggere – che si formano quando si parla normalmente – capaci quindi di attraversare uno spazio».

Che l’infezione si trasmettesse con tosse e starnuti era già appurato; la novità sta nel fatto che è sufficiente parlare per poter contagiare un’altra persona che si trova nello stesso ambiente e a corta distanza. Abbiamo spiegato il fenomeno del droplet, le minuscole goccioline che si emettono nella respirazione e durante la conversazione, nell’articolo Coronavirus: come si trasmette parlando.

Finora invece l’Oms aveva escluso che il Covid-19 potesse trasmettersi per via aerea, tranne che in condizioni estreme, come le rianimazioni cardiopolmonari, le broncoscopie e altre procedure mediche. Adesso, i 239 scienziati di tutto il mondo lo sollecitano a rivedere la propria impostazione, anche se gli stessi specialisti sottolineano che la scoperta non deve essere un motivo di panico: «È assurda la concezione che un virus sia presente continuamente nell’aria a causa di goccioline sparse che corrono per le strade, si intrufolano nelle case e possono infettarci», spiega il virologo Bill Hanage dell’università di Harvard, aggiungendo che «il rischio di contagio c’è soprattutto negli spazi chiusi».

Così gli esperti hanno deciso di allertare l’Organizzazione mondiale della sanità, soprattutto per indurla a prevedere la necessità delle mascherine nei luoghi non aperti, mentre finora l‘Oms ha ritenuto che da sole non servano nonostante vi siano sempre più nuove prove della loro efficacia. Ma lo stimolo servirà anche per rivedere le regole sulla ventilazione negli ambienti per prevenire i rischi dell’aria condizionata nella trasmissione del Coronavirus. Adesso, la parola passa all’Oms che dovrà decidere il da farsi e, se lo riterrà necessario, stabilire le nuove raccomandazioni valide per tutto il mondo.

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